I kurdi avanzano, l’Isis risponde con i sequestri

 

 Chiara Cruciati, 25.2.2015 “Il Manifesto”

Iraq/Siria. Presa la via di rifornimento di armi e miliziani islamisti al confine iracheno. Lo Stato Islamico rapisce 150 assiri e 100 sunniti. La Francia sgancia le prime bombe.

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Combattenti kurdi

 © Reuters

 

La con­trof­fen­siva kurda nel nord della Siria segna un’altra vit­to­ria: dopo la libe­ra­zione di oltre cento vil­laggi, i kurdi hanno tagliato ieri la prin­ci­pale via di rifor­ni­mento dell’Isis al con­fine con l’Iraq. Una fron­tiera che si sfaldò subito sotto gli sti­vali isla­mi­sti, porosa, per­mea­bi­lis­sima. Oggi lo è di meno: i com­bat­tenti kurdi hanno assunto il con­trollo delle zone a nord est della Siria e la strada che col­lega Tel Hamis a al-Houl, vitale ponte con l’Iraq e pas­sag­gio per mesi di mili­ziani e uomini.

«Quella era la prin­ci­pale arte­ria dell’Isis – ha rac­con­tato Mah­moud, fun­zio­na­rio kurdo – Siamo sicuri di finire la guerra qui, a Tel Hamis». Un otti­mi­smo che trova riscon­tro nelle tante vit­to­rie delle Unità di Difesa Popo­lari, da Kobane in poi. Ma la mac­china da guerra dell’Isis, che pare fre­nata solo dalla resi­stenza popo­lare kurda, con­ti­nua a mor­dere: sale il numero di assiri cri­stiani rapiti due giorni fa dai mili­ziani dello Stato Isla­mico a nord della Siria, nella regione di Hasaka. Sareb­bero almeno 150, migliaia quelli in fuga.

E se il calif­fato sta­volta non con­ferma i rapi­menti – che secondo fonti kurde potreb­bero essere usati come merce di scam­bio con dete­nuti isla­mi­sti – la Casa Bianca non perde tempo e con­danna: «L’ultimo attacco dell’Isis con­tro una mino­ranza reli­giosa è l’ennesima prova del trat­ta­mento disu­mano riser­vato a quelli che non con­cor­dano con il loro credo tos­sico», ha detto il por­ta­voce di Washing­ton, Jen Psaki.

Meglio infi­larci tutti nel cal­de­rone della con­danna: Psaki ne ha così appro­fit­tato per accu­sare anche il pre­si­dente Assad di bom­bar­dare zone abi­tate da civili. La dichia­ra­zione, non certo nuova, giun­geva alle orec­chie di Assad men­tre il pre­si­dente acco­glieva una dele­ga­zione di par­la­men­tari fran­cesi. Una visita uffi­ciosa che però rap­pre­senta il primo con­tatto diplo­ma­tico tra Dama­sco e Parigi dal 2012.

Il mini­stro degli Esteri Fabius si è subito dis­so­ciato dalla visita, troppo preso in que­ste ore dal lan­ciare i primi raid fran­cesi sull’Iraq e dal rapi­mento di una cit­ta­dina fran­cese, Isa­belle Prine: la dipen­dente della Banca Mon­diale è stata seque­strata mar­tedì in Yemen insieme all’interprete She­rine Mak­kaoui, pre­su­mi­bil­mente dal brac­cio locale di Al Qaeda. Fabius ha detto ieri di non aver ancora rice­vuto richie­ste dai rapi­tori, men­tre la fami­glia della Mak­kaoui si è mossa pren­dendo con­tatti con lea­der tri­bali yemeniti.

La stra­te­gia del rapi­mento è diven­tata in pochi mesi una delle più pro­fi­cue per i gruppi estre­mi­sti, che si tratti dei qae­di­sti che pun­tano alla Fran­cia o degli uomini del calif­fato. Per loro non ci sono con­fini che ten­gano: a poche ore dal rapi­mento dei 150 assiri cri­stiani, a finire nella rete dell’Isis sono stati un cen­ti­naio di mem­bri di una tribù sun­nita ira­chena, seque­strati vicino Tikrit. Nella zona in que­sti giorni si stanno radu­nando truppe gover­na­tive e mili­zie sciite, in vista di un’ampia con­trof­fen­siva (a cui pren­de­ranno parte anche i pasda­ran ira­niani) per libe­rare defi­ni­ti­va­mente la città natale di Sad­dam, da mesi con­tesa tra Bagh­dad e califfato.

Il seque­stro, secondo fonti locali, è volto a inde­bo­lire il fronte anti-Isis: i 100 sun­niti fanno parte di tribù schie­ra­tesi a fianco del potere cen­trale, pronti a pren­dere le armi con­tro al-Baghdadi. Non è la prima volta che i mili­ziani dell’Isis col­pi­scono con bru­ta­lità e vio­lenza le tribù sun­nite a loro rivali: cen­ti­naia di ucci­sioni, fosse comuni, rapi­menti a cui fa da con­tral­tare la fle­bile rispo­sta del governo sciita di Bagh­dad, la cui debo­lezza radica le divi­sioni set­ta­rie, tra i mali più peri­co­losi che afflig­gono l’Iraq.